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Fotografia

Alle 17:42, ovunque: sette città italiane dentro la stessa finestra di luce

Mauro Bolognesi
Alle 17:42, ovunque: sette città italiane dentro la stessa finestra di luce

Photo: Detroit Publishing Co.(w), publisher., Public domain, via Wikimedia Commons

L'idea nasce da una discussione banale, di quelle da bar: «Ma la stessa città, alla stessa ora, è sempre la stessa città?». Da lì è partito un esperimento che vi propongo qui: fotografare sette luoghi italiani — dalle metropoli ai borghi — sempre alle 17:42, nella stessa finestra di luce, per vedere cosa emerge quando il vincolo diventa il soggetto.

Perché le 17:42? Perché è l'ora in cui la luce comincia a inclinarsi ma non è ancora dorata. È un momento di passaggio: la gente esce dal lavoro, i negozi cambiano atteggiamento, le ombre si allungano ma non dominano. È l'ora più italiana che ci sia, se per italiano intendiamo quel mix di fretta e indolenza che nessun altro Paese ha.

1. Milano, la corsa contro la luce

Alle 17:42 Milano è velocità pura. Lo scatto preso nei pressi di Porta Nuova restituisce un labirinto di vetri che riflettono un cielo che nessuno guarda. La luce qui è un problema tecnico, non un'atmosfera: rimbalza, si frantuma, viene consumata in fretta. Milano fotografata alle 17:42 sembra sempre in ritardo su se stessa.

2. Roma, la luce che non ha fretta

A Roma la stessa ora è un'altra cosa. Sui tetti di Monti, la luce comincia a diventare miele. La città non si muove più velocemente perché qualcuno è di fretta: si muove perché è abituata a muoversi da duemila anni. Il contrasto tra ombra e luce è più morbido, più teatrale. Roma alle 17:42 è già a metà tra il giorno e la sera, e non ha nessuna intenzione di decidere.

3. Torino, la geometria del crepuscolo

Torino è la città che meglio regge il vincolo delle 17:42, perché è già di suo una città geometrica. I portici diventano cornici naturali, i grigi si scaldano appena, i giardini prendono una tinta più profonda. È la città che sembra fatta apposta per essere fotografata in una finestra di luce precisa.

4. Napoli, il caos che si organizza

Nel quartiere Spagnoli alle 17:42 la luce è quasi un intruso. Si insinua dove può, si spezza sui muri, si arrampica sui tetti dove qualcuno ha steso la biancheria. È la fotografia più difficile del progetto, ma anche quella che restituisce di più: Napoli non si lascia inquadrare, si concede.

5. Matera, la pietra che ricorda

I Sassi alle 17:42 sono quasi irreali. La pietra calcarea assorbe la luce tutta la giornata e la restituisce in quel momento con una calma antica. Non c'è folla, non c'è caos: c'è solo la materia che parla. Matera è il punto in cui il progetto smette di essere un esperimento e diventa quasi una meditazione.

6. Bologna, la torre che cambia colore

Bologna a quell'ora è una lezione di cromia. I tetti in laterizio passano dal rosso mattone al rame in pochi minuti, e la finestra delle 17:42 li coglie proprio nel momento del passaggio. Aggiungeteci il rumore delle biciclette e avete il ritratto più ordinato e più umano del lotto.

7. Un borgo qualunque, la luce che non serve a nessuno

L'ultimo scatto l'ho voluto in un borgo di montagna, senza nome famoso, dove alle 17:42 non succede assolutamente niente. E proprio per questo è forse la foto più bella: la luce arriva, tocca una facciata, una persiana, un muretto, e non c'è nessuno a riceverla. In città la luce serve a qualcosa; qui, semplicemente, è.

Il vincolo rivela, non limita

Cosa ho imparato? Che la differenza tra i luoghi non sta nel soggetto ma nella velocità con cui la luce li attraversa. Milano la consuma, Roma la diluisce, Matera la conserva. Il vincolo dell'ora identica non appiattisce: al contrario, rende impossibili le scuse. Non puoi dire «ho avuto meglio io»: avete avuto esattamente la stessa luce, voi e tutti gli altri.

E qui l'invito: provateci anche voi. Prendete la vostra città, il vostro quartiere, la vostra strada, e fermatevi alle 17:42. Un solo scatto. Poi, se vi va, mandatecelo: raccoglieremo i migliori in una gallery qui sul sito. La luce, quelle cinque ore prima del tramonto, è la stessa per tutti. Sta a noi decidere cosa farne.

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