Quella luce che non si trova altrove: l'Italia come palestra per lo sguardo
Photo: Internet Archive Book Images, No restrictions, via Wikimedia Commons
C'è un momento preciso, in Italia, in cui la luce diventa materia. Non è il mezzogiorno dei turisti, né l'ora d'oro da manuale: è quella quindicina di minuti prima del tramonto quando un muro di tufo romano sembra bruciare da dentro, o quando una nevicata improvvisa a primavera sulle Dolomiti trasforma il paesaggio in una stampa al platino. Chi ha passato ore con la macchina in mano in questo paese lo sa: l'Italia non è un luogo, è un regime di luce.
Un'educazione visiva che parte dal dopoguerra
I maestri che guardiamo — da Gianni Berengo Garda a Mario Giacomelli, passando per Fotografia di paesaggio di Olivo Barbieri — non hanno scelto l'Italia per scenografia. L'hanno attraversata per anni, in treno, in Vespa, in Ape, perché qui la luce obbliga a prendere decisioni. Il sole basso di gennaio su Venezia dura pochissimo; la mezz'ombra di un chiostro toscano cambia ogni dieci minuti. Non c'è tempo per il perfectionism da studio: c'è solo l'istinto.
Giacomelli lavorava a Senigallia, dove l'umidità dell'Adriatico ammorbidisce i contrasti e trasforma ogni campo arato in un disegno a matita. Berengo Garda ha fatto della contro luce veneta una grammatica. Sono scelte tecniche, sì, ma prima di tutto sono abitudini di occhi nati qui.
Nord e Sud: due scuole di luce
Provate a fotografare la stessa strada due volte: una in Val d'Aosta a novembre, una in Puglia a luglio. Al nord la luce è laterale, fredda, filtrata — modella le cose, le separa. Al sud è verticale, violenta, appiattisce tutto e insieme rivela ogni crepa di un muro bianco. Nessun manuale te lo insegna meglio che starci dentro.
I fotografi contemporanei lo sanno bene. Guardate i lavori di Paola De Pietri sull'Appennino, o le notturne di Massimo Vitali sulle spiagge italiane: due modi opposti di rispondere alla stessa domanda — cosa fa questa luce alle persone e ai luoghi che attraversa?
Consigli per chi scatta in Italia
Alcune cose che ho imparato muovendomi tra regioni:
- Dimenticate l'ora d'oro nel Sud estivo. A Palermo in agosto il tramonto è così rapido che conviene lavorare sulla luce riflessa dai muri, mezz'ora dopo.
- Sfruttate l'inverno. Da novembre a febbraio il Nord Italia offre una luce radente, lunga, quasi irlandese, che pochi fotografi sfruttano.
- Le montagne mentono. Alle Dolomiti la neve rimanda luce dal basso: esponete per le ombre, non per le alte luci.
- Le città d'arte di notte sono altre città. Una piazza di Siena vuota alle cinque del mattino è un soggetto completamente diverso, e molto più onesto.
Perché torniamo sempre qui
Si può fotografare ovunque, ovviamente. Ma c'è un motivo se le scuole di fotografia portano gli studenti in cammino lungo la Via Francigena o tra i borghi dell'Appennino: l'Italia è un luogo dove la luce non si controlla, si negozia. E negoziare con la luce — ogni giorno, in condizioni sempre diverse — è il modo più veloce per formare uno sguardo.
Il resto, la tecnica, le attrezzature, arrivano dopo. Prima serve il paesaggio. E il nostro, con tutta la sua luce difficile e generosa, resta il miglior insegnante disponibile.