Dove la macchina da presa incontra il treppiede: cinque set italiani da fotografare
Photo: Albarubescens, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Ci sono luoghi in Italia che abbiamo visto prima nei film che nella realtà. Arrivi, e hai la strana sensazione di essere entrato in un set già costruito. È una sensazione che chi fa fotografia conosce bene — e che vale la pena esplorare, perché questi luoghi raccontano due storie insieme: quella del cinema e quella del territorio.
Ecco cinque set italiani dove ho portato la fotocamera, con qualche appunto di viaggio.
1. La Val d'Orcia di Ridley Scott
La gladiatore e Il gladiatore II hanno usato le colline senesi come impressionante apertura: quei cipressi che serpeggiano verso Pienza sono diventati, per un intero genere di cinema, l'immagine stessa dell'Italia antica. Ma la Val d'Orcia è anche una delle zone più fotogeniche del paese, soprattutto all'alba, quando la nebbia si infila tra le colline.
Consiglio di scatto: arrivate in autunno prima delle 7. La luce bassa scandisce i solchi dei campi come nel film, ma senza la folla. Un teleobiettivo da 70-200 fa miracoli di compressione sulle file di cipressi.
2. Roma neorealista: dai Borgoratti a Trastevere
Sciuscià, Ladri di biciclette, Roma città aperta: il neorealismo ha trasformato la periferia romana nel più grande set a cielo aperto della storia del cinema. E qui la differenza tra la macchina da presa e la fotocamera è più evidente che mai. Il cinema ha bisogno di movimento, di gente, di tempo che scorre; la fotografia può fermarsi su una facciata, una scala, un muro che De Sica ha attraversato in dodici fotogrammi.
Consiglio di scatto: andate a Quadraro o al Garbatella con un 35mm fisso. Guardate le strade come sceneggiature: ogni cortile è una potenziale scena.
3. Le Dolomiti di Cliffhanger e oltre
Non solo western americani: le Dolomiti sono state set per produzioni internazionali e per il cinema italiano di montagna, da Quaderni di un uomo in grigio a tutta la tradizione di Luis Trenker. Per il fotografo di paesaggio è un parco giochi senza pari — e un esercizio di umiltà, perché qui la scala sconfigge sempre.
Consiglio di scatto: il Passo Giau al tramonto in ottobre. Poche persone, colori innaturali, e quella luce verticale che rende le torri di roccia quasi irreali.
4. L'isola di Il postino — Procida e Salina
Mario Troisi ha girato Il postino tra Procida e Salina, e quei muri bianchi, quelle barche a secco, quel blu del mare sono diventati un'icona. Ma fotografare questi luoghi oggi significa anche fare i conti con la loro popolarità: la sfida è trovare il momento in cui tornano luoghi abitati e non scenografie.
Consiglio di scatto: inverno, ore centrali, lente grandangolare. La luce mediterranea di gennaio è tagliente e onesta, molto lontana dalla cartolina estiva.
5. Milano di Rocco e i suoi fratelli
Visconti ha girato il suo capolavoro tra i cantieri della periferia milanese, e quel grigiore industriale è quasi scomparso. Ma restano frammenti: il Naviglio, alcune corti di Porta Nuova, i muri in mattoni della Bovisa. È l'esercizio più interessante per un fotografo: fotografare ciò che di un set resta.
Consiglio di scatto: giorni di pioggia. Il neorealismo viscontiano funziona solo con l'asfalto bagnato.
Due modi di guardare lo stesso posto
Alla fine di questo percorso, la riflessione è una: il cinema guarda il territorio per raccontare storie, la fotografia lo guarda per chiedersi cosa resta. Quando porto la macchina fotografica in un luogo di set, non cerco la citazione — cerco il dettaglio che il regista non ha avuto il tempo di guardare. E spesso è lì che si nasconde la foto migliore.