Ventiquattro esposizioni per dire Puglia
Photo: Unknown authorUnknown author, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
C'è un esercizio che consiglio a chiunque voglia fare cinema con la fotografia: partire con un numero chiuso di esposizioni e non superarlo mai. Nel mio caso, l'ultima volta è stato un viaggio in Puglia con un solo rullino da 36 — di cui ho deciso di usare 24 scatti, uno per ogni ora del giorno, dal mezzanotte del primo giorno al mezzanotte del secondo.
Il vincolo come sceneggiatura
Il formato della series limitata funziona perché trasforma il viaggio in una struttura narrativa. Ventiquattro esposizioni significano ventiquattro decisioni, e ogni decisione toglie spazio a un'altra. Non puoi sparare a raffica e scegliere dopo: devi decidere in tempo reale, come un regista che non può permettersi un ciak storto.
La Puglia si presta a questo gioco in modo quasi insospettabile. Il paesaggio cambia di colpo: la valle d'Itria con i suoi trulli bianchi che bruciano a mezzogiorno, la costa salentina che si ammorbidisce dopo le sei, i borghi interni dove l'ombra vale più del soggetto. Con la luce mediterranea, che è dura e netta quando non lo vuoi e dorata quando te lo meriti, ogni ora impone il suo soggetto.
Le ore difficili
Le ore più difficili sono quelle che nessuno fotografa: le tre del pomeriggio, quando il sole schiaccia tutto e le strade sono vuote; le otto della sera, quando l'azzurro dura dieci minuti. Ma sono proprio quelle ore a dare al rullino la sua forma. Un muro bianco a mezzogiomo, con l'ombra tagliata a filo, racconta la Puglia quanto una marina al tramonto — forse di più, perché non è l'immagine che tutti si aspettano.
Ho sprecato — meglio: investito — una esposizione su un forno a Bari Vecchia alle sette del mattino, quando il fornaio tirava i pani e la luce entrava dal portone in una colonna sola. Sapevo che era la foto della giornata. La scorsi nel mirino per dieci minuti prima di premere.
Cosa merita l'ultima esposizione
Il momento più duro di ogni rullino è l'ultima esposizione. La regola che mi sono dato: l'ultimo scatto non deve riassumere il viaggio, deve lasciarlo aperto. Nel mio caso è stata la strada per Matera al crepuscolo, quasi nera, con solo i fari di un'auto che passava. Non una foto della Puglia: una foto del momento in cui la Puglia finisce.
Il limite di esposizioni non è una costrizione, è un metro di misura. Ti dice quanto stai guardando davvero, e quanto invece stai solo scattando. Ventiquattro foto per un viaggio: sembra poco. Provateci, e scoprirete che era tutto quello che serviva.